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Visualizzazione dei post con l'etichetta folclore

#28 _ Aldo Spallicci, il protagonista della caveja

Il protagonista della caveja non può che essere Aldo Spallicci , medico, poeta e politico romagnolo, già più volte citato all'interno di questo blog. LA VITA Aldo Spallicci nacque il 22 novembre 1886 a Santa Maria Nuova di Bertinoro e visse la prima parte della sua vita a Forlì, dove intraprese la professione di medico pediatra seguendo le orme del padre, anch'esso medico. Mazziniano nello spirito, seguì la legione garibaldina a sostegno della della Grecia nella guerra contro la Turchia del 1912 e poi ancoraa difesa della Francia quando scoppiò la prima guerra mondiale. Sì unì al Regio Esercito solo quando, nel 1915, l'Italia abbracciò la posizione interventista, decidendo di partecipare attivamente al conflitto. Il primo dopoguerra fu per lui un periodo molto duro. Seppur riprese la sua professione una volta rientrato a Forlì, rendendosi inoltre divulgatore della cultura romagnola, la sua avversione agli ideali fascisti gli causò non pochi problemi. Dopo essere...

#25 _ La caveja in casa

La caveja in casa può essere trovata nei posti e per le applicazioni più impensabili. Abbiamo già parlato della presenza della caveja nelle stampe romagnole ( #19 _ La caveja nell'arte ), che adornano la casa nella forma di tovaglie, grembiuli da cucina e simili. Un uso piuttosto diffuso della caveja nelle case romagnole è quello come portaombrelli. Altri invece, la usano semplicemente come ornamento da parete.

#21 _ La caveja nella musica

Troviamo la caveja citata in un verso di "Rumagnola", canzone di Cesare Martuzzi appartenente alla raccolta "Cante Romagnole", composta ad inizio '900. Il testo, che potete ritrovare assieme alla traduzione in italiano al seguente link , è stato scritto da Aldo Spallicci. E sempar e' sarà cêra matena d'arlùsar int e' sol e' fër dla cmira, d'alvêr una caveja cantarena, 'd marcê a la testa sota a una bandira. A vegh par la mi strê incontra a la mi guëra, s'a chésch a chésch in tëra zidenti a ch'i m' tô sò. E sempar e' sarà, sempar saràla chi fëza i tu burdéll da batistrê, un nìgar fazulet tra col e spala e un cör inamurê dla libartê. A vegh par la mi strê incontra a la mi guëra, s'a chésch a chésch in tëra zidenti a ch'i m' tô sò. E sempar e' sarà passion de' mond che mercia la Rumagna sempre' in tësta cun j òcc dal su burdëli intond intond e una bandir...

#05 _ Il Mazapégul

GFDL con disclaimer, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=289601 Il Mazapégul è un folletto della tradizione folclorica romagnola, radicato in particolare nelle zone dell'Appennino cesenate e forlivese. Si tratta di un esserino molto piccolo, ibrido tra gatto e scimmiotto, di pellame grigio, facilmente riconoscibile per il suo berrettino rosso. Quella dei Mazapégul è una piccola tribù appartenente ad una più vasta famiglia di folletti della notte, quella dei Mazapegol. Un identikit dettagliato della personalità del Mazapégul lo fornisce Cino Pedrelli nel numero 3 de La Piè del 1976: "il Mazapégul è responsabile del senso di soffocamento e paralisi che opprime talvolta i dormienti; si corica con le donne, e le fa sue; svolge tutto un suo rituale amoroso e affettuoso con gli animali della stalla, ed in ispecie con gli equini, che si trovano al mattino coperti di sudore e adorni di trecce alle code e alle criniere, si sostituisce alle donne di casa nelle facce...